<H1>CLOROFILI</H1>

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IL PARERE DI BELLONA SUL PVC

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LETTERA DI BELLONA AI POLITICI DANESI SUL PVC

In seguito alle preoccupazioni politiche relative all'uso del PVC e degli additivi del PVC e alla richiesta di proibire l'uso del PVC da parte di certi esponenti politici in Svezia e in Danimarca, Bellona, un gruppo ambientalista della Norvegia, ha presentato una lettera ai partiti.
Sebbene non siamo d'accordo su diversi punti, riportiamo qui il testo originale della lettera tradotto. Non siamo d'accordo, ad esempio, sull'eliminazione graduale degli ftalati, perché si tratta di una sostanza abbondantemente presente in natura (vedi le nostre pagine Cloro e mutazioni ormonali). Anche nel caso dell'uso del piombo come agente stabilizzante nel PVC, non pensiamo che ciò costituisca un problema per l'ambiente o la salute. Vedi le nostre pagine PVC e additivi. E anche per quanto riguarda il PVC di breve durata, i costi che comporta la neutralizzazione dell' HCl negli inceneritori di rifiuti urbani sono di gran lunga inferiori rispetto al prezzo che i consumatori si ritroverebbero a pagare per le alternative. L'HCl non costituisce affatto un problema ambientale, considerando il fatto che il mare produce dai 300 ai 600 milioni di tonnellate di HCl all'anno...

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LA LETTERA DI BELLONA

Oslo, 18 marzo 1996.

Al Danmarks Sosialdemokratiske Parti

Proposta relativa al divieto dell'uso di PVC

Ogg. proposta alla camera n. B 92 1995-96, 1.


Sommario

Molti elementi che vengono usati nel PVC come agenti plastificanti o stabilizzanti sono riconosciuti come sostanze tossiche e/o 'ad effetto ormonale' (estrogeni sintetici). Tali sostanze dovrebbero essere eliminate al più presto possibile.

I problemi ambientali legati ad altre materie plastiche non vengono studiati a sufficienza, perché l'attenzione è tutta concentrata sul PVC. L'Istituto di Tecnologia della Danimarca è stato incaricato di effettuare una serie di studi sui dati relativi ad altre materie plastiche contenuti nella letteratura scientifica, per conto dell'Ente Protezione Ambiente dello stesso paese. Tale esame ha rivelato in generale l'esistenza di numerosi problemi legati ad altre materie plastiche e ha messo in luce la necessità di analisi comparate più approfondite.

Vogliamo in particolare sottolineare la necessità di ulteriori studi sugli additivi usati in materie plastiche alternative al PVC, come i materiali ignifughi al bromo impiegati nei cosiddetti cavi non contenenti alogeni (che possono emettere diossine di bromo) e l'uranio, che viene usato come catalizzatore nella plastica ABS.

Un problema generale che riguarda tutte le materie plastiche è l'aggiunta di metalli pesanti sotto forma di pigmenti. L'industria europea fa ancora uso di pigmenti 'sospetti' dal punto di vista ambientale, contenenti cadmio, cromo, rame e piombo.
Tali metalli pesanti creano problemi ambientali per la loro neutralizzazione, sia che vengano usati come agenti stabilizzanti che come pigmenti della plastica.

A proposito della eliminazione del materiale polimerico PVC, siamo d'accordo per quanto riguarda i prodotti di breve durata (meno di 1 anno), perché ciò avrebbe un effetto positivo sulla riduzione della presenza di HCl negli inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti.

Un'eventuale eliminazione di carattere più generale dovrebbe essere vista in rapporto all'equilibrio cloro/alcali, perché altrimenti si rischierebbe un aumento dei problemi ambientali globali legati ai solventi e ai pesticidi contenenti cloro. In Svezia i 2/3 del cloro prodotto vengono impiegati per il PVC. Rispetto ad altri usi alternativi (CFC, solventi e pesticidi clorurati) si tratta di un impiego del cloro più stabile e più sicuro dal punto di vista ambientale.
Il cloro deve essere utilizzato perché il consumo di alcali è e sarà ancora in aumento a causa delle attività legate all'industria della carta e dell'alluminio. Grazie a tecnologie più avanzate, che permettono ad esempio di eliminare gli elementi tossici, e al riciclaggio sistematico, il PVC può essere usato in maniera proficua per prodotti di lunga durata (tubi, ecc.). Rimandiamo al nostro foglio dati, che espone in maniera più dettagliata quanto qui espresso.


Alternative a base di metalli

Il gruppo Bellona è d'accordo nel richiedere che vengano eliminati piombo e stagno come additivi di materie plastiche. In base alla nostra conoscenza dell'industria della plastica, riteniamo tuttavia che il primo gennaio 2000 sia un termine di scadenza troppo lontano per tale settore. La conversione verso altri sistemi di stabilizzazione che non siano il piombo e lo stagno in tempi relativamente brevi non comporterebbe grandi problemi tecnici o economici, perché esistono già metodi che non recano danno all'ambiente. La sostituzione totale di questi prodotti può essere effettuata al 90% entro 12 mesi e al 100% entro 24 mesi dal momento in cui si decide di adottare il provvedimento. I termini possono perciò essere molto più ravvicinati. Si deve d'altra parte assicurare un buon funzionamento dei controlli sulle importazioni, in modo che i prodotti importati rispondano agli stessi requisiti di quelli di produzione danese.

Nelle materie plastiche vengono usati molti più metalli pesanti potenzialmente nocivi per l'ambiente e la salute rispetto a quelli contemplati dalla proposta. È il caso ad esempio di additivi usati sia per il PVC che per altre materie plastiche. Si possono citare pigmenti usati in tutte le resine termoplastiche, quali:

Giallo (Bario, Titanio, Antimonio, Nichel, Cromo, Zinco, Cadmio, Piombo)
Verde (Cromo, Cobalto, Titanio, Nichel, Zinco)
Blu (Cobalto, Cromo e altri)
Marrone (Cromo e altri)
Rosso (Cadmio, Selenio, Piombo, Cromo, Molibdeno e altri)

Altri metalli pesanti vengono inoltre usati nelle materie plastiche per scopi diversi. Ci dilungheremmo troppo affrontando questo argomento nella presente lettera. Possiamo citare come esempio il caso della svedese Telia, che per ragioni ambientali vuole sostituire le schede in PVC con plastica ABS. L'ABS può contenere uranio, a seconda della casa produttrice. Il gruppo Bellona ritiene che la Telia non fosse al corrente di questo fatto nel momento in cui ha deciso di effettuare tale sostituzione. Questo fa capire quanto sia necessaria una maggiore conoscenza delle alternative, almeno pari a quella che abbiamo oggi del PVC.

Una politica ambientale realistica ed efficace, sia per la Danimarca che per l'Unione Europea, sarebbe comunque quella di proibire tutti i metalli pesanti sospetti presenti nelle materie plastiche, altrimenti non si riuscirà ad ottenere un effettivo miglioramento per l'ambiente.


Additivi organici

In base alle conoscenze in nostro possesso, vi è solo un uso limitato di Bisfenolo A nel PVC. Abbiamo solo un caso documentato di tale uso. Questo materiale viene però utilizzato sia come materia prima che come additivo in molti tipi di plastica alternativi al PVC.

In questo contesto il Bisfenolo A costituisce una delle componenti principali e una delle sostanze con l'effetto estrogeno più potente. Si sa già dal 1936 che questa sostanza può essere causa di disturbi del sistema endocrino.
Il Bisfenolo A è presente come additivo specifico in numerose materie plastiche che sono a diretto contatto con il cibo e con l'organismo umano, come ad esempio nella laccatura interna delle lattine di alluminio e nelle otturazioni dentali. Il Bisfenolo A dovrebbe essere proibito in primo luogo nelle applicazioni alimentari, e in secondo luogo nei prodotti a contatto con l'organismo umano. In tal caso dovrebbero essere altre materie plastiche, e non il PVC, ad essere per prime eliminate o modificate.

Per quanto riguarda gli ftalati DEHP, DINP, BBP e DBP, ci chiediamo come mai dovrebbero essere eliminati solo 4 su 20 tipi di ftalati ad uso commerciale. In base alle nostre conoscenze derivate da studi su diversi effetti, non sono questi 4 ftalati a costituire la minaccia peggiore per l'ambiente o la salute.
L'incertezza sugli effetti è grande e il gruppo Bellona ritiene sia necessario avviare un progetto di ricerca mirato su questo gruppo di sostanze chimiche. E ciò indipendentemente da eventuali disposizioni di legge contro il PVC, dal momento che gli ftalati vengono usati per altri scopi e che i livelli rilevati nell'ambiente sono sporadicamente alti.
Il documento dell'Ente Protezione Ambiente che mette a confronto PET e PVC rivela che ci sono anche altre fonti di esposizione dell'uomo agli ftalati, legate sempre a materie plastiche.
Il PET, che si usa in tutta Europa per le bottiglie di acqua minerale, deriva dagli ftalati. Delle analisi relative ad acqua e acqua minerale conservata in contenitori in PET fanno rilevare alti valori di ftalati nell'acqua che si beve. Il contenuto della bottiglia potrebbe potenzialmente essere dannoso per la salute e dovrebbe perciò essere sottoposto ad esami più attenti. L'Ente Protezione Ambiente è già in possesso di queste informazioni dal 1993.
L'entità dell'esposizione dell'uomo agli ftalati tramite le bevande contenute in PET e il potenziale rischio per la salute che ne consegue non sono stati ancora studiati in modo esauriente. Le analisi si sono concentrate sugli effetti degli ftalati presenti nei materiali di rivestimento e in altri prodotti che non vengono mai a contatto con sostanze alimentari.


Paraffina contenente cloro

Bellona concorda con gli obiettivi relativi alla paraffina contenente cloro. Non ci sembra di riscontrare nessun problema tecnico che impedisca una sostituzione della paraffina al cloro negli oli da taglio altrettanto rapida rispetto a quella possibile nel campo delle materie plastiche. Nel 1990 il gruppo Bellona ha condotto un'indagine sull'uso della sostanza in Norvegia e ha aperto delle trattative con i principali utilizzatori. Grazie a queste iniziative, in Norvegia l'uso di paraffina è stato ridotto al minimo.


Normative vincolanti

Bellona non intende suggerire alle autorità della Danimarca l'emanazione di norme vincolanti che non siano basate su una valutazione corretta del mercato. Finora sono state solo le conseguenze ambientali del PVC ad essere state esaminate. Fino a quando non si avrà a disposizione una analisi corrispondente delle alternative, non si possono compiere ulteriori passi in avanti. Sappiamo che alcuni dei problemi ambientali legati al PVC riguardano anche gli eventuali sostituti e che le alternative presentano altri problemi che sono stati considerati solo in maniera limitata. Fino a quando non si metteranno le carte in tavola a proposito dell'industria alternativa al PVC, sarebbe più saggio sospendere qualsiasi azione di tipo legislativo.
Se le autorità decidono precipitosamente di bandire un prodotto e lo sostituiscono in seguito con uno peggiore, ciò va inevitabilmente a ledere la credibilità delle autorità dal punto di vista ambientale.


Polietilene contro cloruro di polivinile

Nella proposta si conclude che il PE ha un impatto ambientale e sulla salute minore rispetto a quello del PVC. L'impatto ambientale che le due materie plastiche presentano, è in parte comparabile ma anche per altri aspetti diverso. È difficile perciò fare un confronto diretto, ma non impossibile. Il problema è che finora non c'è stato nemmeno uno studio decente sull'impatto ambientale del PE, mentre invece centinaia sul PVC.


Riciclaggio

Il gruppo Bellona concorda per quanto riguarda le critiche rivolte ai progressi non sufficienti nell'applicazione delle disposizioni sul riciclaggio. La regola secondo cui la qualità diminuisce ad ogni ulteriore riciclaggio vale per tutte le materie termoplastiche. Questo tipo di rifiuti, che per definizione hanno un livello di degradabilità molto basso e alta stabilità meccanica, dovrebbe essere convogliato verso applicazioni in cui queste proprietà possano costituire un vantaggio anziché uno svantaggio.
Si dovrebbe, indipendentemente dalle normative relative al PVC, incoraggiare l'industria a svolgere questa funzione. In particolare, per produrre tubi di scarico si usano attualmente materiali di scarto di plastica. Vi è un fabbisogno annuo di prodotti per tubazioni di migliaia di tonnellate e i rifiuti di plastica possono contribuire alla fabbricazione di tubi di lunga durata e a basso costo.


Diossine e furani

Negli argomenti a sostegno della proposta di legge viene detto 'tra questi tipi di diossine e di furani, che sono inevitabilmente legati al PVC'. Deve trattarsi chiaramente di un equivoco. La fonte principale di diossine ha poco a che vedere col PVC.

Le emissioni di diossina provenienti dall'incenerimento dei rifiuti urbani e ospedalieri si devono innanzitutto agli standard tecnologici delle camere di combustione degli inceneritori e non al contenuto di cloro. I problemi di diossina che la Danimarca ha per quanto riguarda le attrezzature di trattamento dei rifiuti, si possono risolvere del tutto attraverso il miglioramento della qualità dei processi di incenerimento.

Facciamo notare d'altra parte che nell'area nordica le diossine provengono principalmente dall'industria metallurgica. In Norvegia la fonte principale è costituita dalla produzione di Mg, Fe e Ni, mentre in Svezia proviene dal riciclaggio dei rottami di acciaio e alluminio.


Formazione di acido cloridrico nell'incenerimento dei rifiuti

La formazione di HCl nelle strutture di incenerimento dei rifiuti è un problema ambientale ed economico considerevole, soprattutto considerando gli standard qualitativi degli impianti di combustione dei rifiuti della Danimarca. Questa situazione deve essere migliorata. Si può dire in generale che le autorità svedesi e norvegesi hanno mostrato un maggiore interesse nei confronti di un migliore smaltimento dei rifiuti anziché verso l'incenerimento. Ciò si è tradotto in numerosi impianti di riciclaggio dei materiali, che hanno creato posti di lavoro e permesso un migliore utilizzo delle risorse rispetto a quanto non avviene con l'incenerimento.
Per la Danimarca, che presenta distanze di trasporto ridotte e una maggiore densità di popolazione, ciò dovrebbe costituire un punto di partenza per un'intensificazione del riciclaggio. Data la situazione attuale si dovrebbe riuscire a coniugare un maggiore riciclaggio dei materiali e un miglioramento della qualità degli inceneritori di rifiuti. Pur aumentando la percentuale di materiale riciclato, ci saranno sempre molti rifiuti che possono e devono essere bruciati. Risulta strano che la società danese non si sia interessata ai vantaggi economici e occupazionali legati al riciclaggio dei materiali.


Indicazioni

La proposta di legge dovrebbe essere modificata in modo da contemplare l'eliminazione di tutti gli additivi della plastica e della gomma potenzialmente dannosi per l'ambiente e di altri problemi ecologici legati alle materie plastiche e alla gomma, conformemente agli obiettivi della dichiarazione di Esbjerg.

Distinti saluti
Fondazione per l'Ambiente BELLONA

Rune Haaland

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Creato: 10 luglio 1996.
Ultima revisione: 19 dicembre 1997.

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