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ACQUA DEL RUBINETTO CLORURATA E ABORTI SPONTANEI

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FAVOLA

Le donne che durante i primi tre mesi di gravidanza bevono cinque o più bicchieri al giorno di acqua fresca dal rubinetto potrebbero essere soggette ad un rischio maggiore di aborto spontaneo, secondo uno studio condotto sull'acqua potabile clorurata in California.

Fonte: Comunicato Stampa dell'agenzia di stampa Reuters, 11 febbraio 1998.

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FATTI E CIFRE

Lo studio condotto in California

Le donne che durante i primi tre mesi di gravidanza bevono cinque o più bicchieri al giorno di acqua fresca dal rubinetto potrebbero essere soggette ad un rischio maggiore di aborto spontaneo, secondo uno studio condotto sull'acqua potabile clorurata in California.

Il rischio evidenziato è legato all'esposizione a una sostanza inquinante presente nell'acqua clorurata della maggior parte degli impianti idrici comunali di tutto il paese. Questa sostanza chimica, il trialometano (THM), un composto alogenato del metano, si forma quando il cloro reagisce con acidi provenienti da materiale vegetale.

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Parti di questa pagina

Sottoprodotti della clorurazione e aborti spontanei
Osservazioni sullo studio

Conclusione

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Sottoprodotti della clorurazione e aborti spontanei

Lo studio, condotto dai ricercatori del Dipartimento della Sanità dello Stato della California, Kirsten Waller e Shanna Swan, ha preso in esame i dati relativi a 5.144 donne in gravidanza delle zone di Fontana, Santa Clara e Walnut Creek.

La ricerca, che verrà pubblicata sul numero del 18 febbraio della rivista scientifica Epidemiology, ha fatto rilevare che le donne che bevevano cinque o più bicchieri al giorno di acqua dal rubinetto con un contenuto pari ad almeno 75 microgrammi per litro di THM presentavano un rischio maggiore di aborto spontaneo.

La percentuale di rischio calcolata per queste donne è risultata pari al 15,7, mentre invece quella che riguarda donne esposte in modo minore alla sostanza è del 9,5 percento. Soltanto il 2 percento circa delle donne è stato esposto ai livelli più elevati di rischio, ovvero un consumo di cinque o più bicchieri d'acqua con almeno 75 microgrammi per litro.

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Osservazioni sullo studio

E' bastata una ricerca di poche ore per trovare dei dati che dimostrano che i nitrati presenti nell'acqua potabile procurano un rischio di aborto spontaneo del 100% ad un livello pari a soltanto due volte il limite massimo di sostanza inquinante (MCL - maximum contaminant level) stabilito dall'EPA. In alcuni stati americani si registra spesso un superamento di tale limite...

Poiché i livelli di trialometano sono immediatamente legati alla quantità di sostanze inquinanti organiche e i livelli di nitrati sono determinati dall'impiego di fertilizzanti e dalle acque di scarico contenenti materiali organici, riteniamo che i livelli di THM e quelli di nitrati siano direttamente proporzionali tra loro.

Se i ricercatori della California hanno ignorato i livelli di nitrato e hanno guardato solo a quelli di trialometano, allora purtroppo bisogna dire che hanno incriminato la sostanza sbagliata...


Sui nitrati e gli aborti spontanei

Su Thrive online si legge:

I veterinari sanno da anni che valori elevati di nitrati, che costituiscono il componente principale sia dei fertilizzanti che dei liquami organici di origine umana, possono provocare l'aborto nei suini, come afferma Greg Steele, un epidemiologo del Dipartimento della Sanità dell'Indiana. E gli scienziati si sono accorti da vent'anni che i neonati possono essere affetti dal "morbo ceruleo", che si verifica quando dei livelli elevati di nitrato compromettono la capacità dell'emoglobina di trasportare ossigeno. Nel 1977 l'allarme su questo rischio fece decidere al governo federale di fissare un limite pari a dieci milligrammi di nitrato per litro d'acqua per gli acquedotti urbani .

Queste normative non riguardano però i pozzi privati. E quando gli ufficiali sanitari della Contea di LaGrange hanno notato che tre donne che avevano avuto diversi aborti spontanei bevevano tutte e tre acqua di pozzo, e che vivevano tutte a valle rispetto ad un impianto difettoso di trattamento dei liquami di un allevamento di suini, hanno cominciato a sospettare che il nitrato sia in grado di danneggiare un feto in via di sviluppo cosÏ come avviene con i neonati. Naturalmente quando Steele e i suoi collaboratori hanno controllato i pozzi delle donne vi hanno trovato dei livelli di nitrati superiori a 19 mg/l, contro una media di 3,1 mg/l nei pozzi vicini appartenenti a donne che avevano dato alla luce bambini sani nel corso dello stesso periodo di due anni.


Sui nitrati nell'acqua e i neonati

L'USGS fa alcune osservazioni sui livelli di nitrati:

L'EPA ha stabilito per i nitrati nell'acqua potabile un livello massimo di sostanza inquinante (MCL - maximum contaminant level) pari a 10 mg/L (sotto forma di azoto). Una quantità eccessiva di nitrato può comportare un trasporto insufficiente di ossigeno nel flusso sanguigno. I bambini al di sotto dei 4 mesi sono sprovvisti dell'enzima necessario a compensare questa situazione. La mortalità dovuta alla metemoglobinemia ("morbo ceruleo") è comunque rara e avviene perlopiù in zone rurali. La malattia e il decesso causati dalla metemoglobinemia non sempre vengono diagnosticati, e perciò la sua incidenza potrebbe risultare minore rispetto a quella reale. Sebbene in Colorado un caso sia stato attribuito a del latte in polvere preparato con acqua del rubinetto che presentava una concentrazione di nitrato pari a 13,3 mg/L, la maggior parte dei casi riguarda concentrazioni alquanto più elevate. In alcune zone dell'Europa orientale in cui l'acqua delle falde freatiche è contaminata da livelli pari a 50-100 mg/L di nitrato, le donne incinte e i bambini sotto 1 anno d'età devono consumare esclusivamente acqua minerale imbottigliata.


Sul superamento del limite di 10 mg/l

Sempre l'USGS riporta delle località in cui vengono superati i limiti:

Si è riscontrato un andamento di tipo stagionale nel superamento del limite imposto per i nitrati presenti nell'acqua potabile (10 mg/L), per quanto riguarda l'acquedotto di Des Moines, nell'Iowa, considerando il periodo dal 1974 al 1990 compreso. L'acqua proviene dal fiume Raccoon. Gran parte dei terreni a monte sono coltivati a granoturco, soia o altre colture a filare e si fa un massiccio uso di fertilizzanti. Il superamento dei limiti si ha più frequentemente nel periodo tra aprile e luglio, ovvero dopo che sono stati sparsi i concimi e quando vi è un maggiore deflusso superficiale delle acque piovane (dati raccolti da Keith Lucey, Rilevamento Geologico [U.S. Geological Survey], Iowa City, Iowa).

[nota: da un diagramma sulla stessa pagina si vede chiaramente che durante i mesi di concentrazione massima i livelli superano il limite di 10 mg/l per una media del 20% dei giorni]


Sulla California

Queste sono le osservazioni dell'USEPA sulla qualità dell'acqua in California

Lo Stato della California riferisce inoltre che oltre 1000 miglia quadrate di falde freatiche sono contaminate da elementi inorganici presenti in tracce, alterazioni del flusso e nitrati.


Su cloroformio e tossicità

Il cloroformio, il THM maggiormente presente in seguito a clorurazione, è tossico soltanto a livelli estremamente elevati, e non nelle quantità che si trovano nell'ambiente...
 
Dati tossicologici del cloroformio
DL via orale (ratto): 908 mg/kg
DL cutanea (coniglio): >20 g/kg
CL inalazione (ratto): 9937 ppm (47,702 mg/m3; 4 ore) 
PEL (OSHA): 50 ppm (240 mg/m3; massima) 
TLV-TWA (ACGIH): 10 ppm (48 mg/m3)
Fonte: HHMI lab safety data sheets


Su THM e gravidanza

Il NIEHS ha condotto una ricerca nel North Carolina:

Estratto

Malgrado si sia ormai riconosciuta la potenziale tossicità di alcune sostanze chimiche presenti nell'acqua potabile clorurata, soltanto pochi studi hanno preso in esame le conseguenze di tale esposizione sulle funzioni riproduttive. Utilizzando i dati di uno studio sui casi di aborto spontaneo, parto prematuro e peso insufficiente alla nascita nella zona centrale del North Carolina, abbiamo elaborato una valutazione del rischio in rapporto alla provenienza dell'acqua, alla quantità ingerita e alle concentrazioni di trialometano (THM). La fonte di acqua potabile non è risultata influenzare nessuno dei diversi esiti della gravidanza, mentre invece l'aumento della quantità di acqua ingerita sembra comportare un minore rischio di tutti e tre i casi (rapporti di probabilità intorno a 1,5 per 0 bicchieri al giorno, relativi a 1-3 bicchieri al giorno, con una diminuzione fino allo 0,8 per 4+ bicchieri al giorno). Si è potuto rilevare che l'esito della gravidanza non è ricollegabile alle concentrazioni e alla dose di THM (quantità di concentrazione), fatta forse eccezione per un aumento del rischio di aborto spontaneo nel sestile più elevato della concentrazione di THM (rapporto di probabilità corretto = 2,8, intervallo di confidenza 95% = 1,1-2,7), che però non rientra in una curva complessiva di risposta alla dose esprimente un gradiente. Questi dati non indicano una decisa correlazione tra i sottoprodotti della clorurazione e l' eventuale esito negativo della gravidanza, ma in considerazione dei limiti qualitativi del nostro studio sull'esposizione e del maggiore rischio di aborto spontaneo nel gruppo che presenta l'esposizione massima, si rende necessaria un'analisi più accurata.

Parole chiave: clorurazione, basso peso alla nascita, parto prematuro, aborto spontaneo, trialometano. Environ Health Perspect 103:592-596 (1995)


Su cloroformio e cancro

Il CIIT ha condotto una ricerca sui livelli di cloroformio che possono provocare il cancro e sui livelli al di sotto dei quali non sussiste nessun rischio della malattia:

Sono necessarie delle modifiche nei test sugli effetti cancerogeni e nella valutazione del rischio: cosa ha insegnato la ricerca sul cloroformio

Maggio 1994

Il cloroformio è prodotto in tracce durante il processo di clorurazione dell'acqua potabile (nell'ordine di 1 fino a 50 parti per miliardo [ppb]). Esso si forma inoltre come sottoprodotto di alcuni processi industriali, come ad esempio la sbianca della carta. Risulta perciò importante determinare i rischi per la salute legati all'esposizione continuata a livelli ridotti di questa sostanza chimica.

Impiegando i dati relativi all'incidenza del cancro epatico nel topo, ricavati dallo studio sull'alimentazione forzata, il modello di rischio pluristadio linearizzato a cui hanno fatto riferimento gli organismi legislativi per estrapolare dai valori di esposizione elevata quelli di esposizione limitata indica che con 4 ppb di cloroformio nell'acqua potabile si avrebbe un maggiore rischio di cancro pari a 1 su 100.000 per tutta la durata della vita. Questo modello è alquanto conservatore poiché presuppone che sussista il rischio di cancro persino con un apporto infinitesimale di cloroformio. In realtà, nel corso dello studio sull'acqua potabile, con una quantità pari a 1.800.000 ppb di cloroformio non si è osservata una maggiore incidenza del cancro, né un aumento della proliferazione cellulare . Appare evidente che il modello tradizionale sopravvaluta notevolmente il rischio, e che per sostanze chimiche come il cloroformio è necessario un approccio più realistico nella valutazione del rischio, con un maggiore impiego di dati scientifici.

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CONCLUSIONE

Qualsiasi tipo di acqua naturale contiene centinaia di sostanze inquinanti, compresi elementi organici naturali, sali, batteri nocivi, virus, ecc.,... La clorurazione riduce notevolmente il rischio di infezione acuta, anche letale, ma allo stesso tempo causa la formazione di sottoprodotti che "potrebbero" essere dannosi a lungo termine.

Tornando più specificatamente alla questione degli aborti spontanei, in base agli esperimenti su animali i dati sembrano smentire che i composti alogenati del metano o THM, anche a dosi elevate, possano causare questo fenomeno. E' stato invece provato che in questo grave problema sono coinvolte altre sostanze inquinanti, segnatamente i nitrati, sia per gli animali che per l'uomo, e a dosi superiori meno di due volte rispetto ai limiti imposti attualmente per legge.

I bambini al di sotto dei 4 mesi d'età possono infatti essere soggetti ad asfissia se i livelli di nitrato presenti negli alimenti e nell'acqua potabile superano un determinato valore. Poiché i nitrati attraversano senza difficoltà la barriera placentare, vi sono fondati motivi per ritenere che questo fattore possa anche contribuire alla morte del feto all'interno dell'utero.

L'obiezione principale contro questo tipo di studi è che la diffusione di tali risultati parziali o erronei può causare un panico ingiustificato e a volte danni irreparabili. Non è necessario ricordare la strage verificatasi in Perù a causa del colera, quando le autorità sanitarie sospesero la clorurazione dell'acqua potabile, anche in virtù dei dati forniti dall'USEPA, che stabilivano una "correlazione" tra i sottoprodotti della clorurazione, come il cloroformio, e alcuni tipi di cancro.

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Creato: 16 febbraio 1998.
Ultima revisione: 30 giugno 2002.

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